ALQUIMIA E FOSFENISMO

L’Alchimia è una « scienza » millenaria il cui obiettivo era creare la Pietra Filosofale, un oggetto molto ambito durante i secoli. Si riteneva che questa Pietra potesse trasformare i vili metalli in oro, e, aldilà di questa polvere gettata negli occhi dei profani, che permettesse di fabbricare l’Elisir di Lunga Vita, una sostanza in grado di dare accesso all’immortalità.
Relegata al rango di superstizione, l’Alchimia ha tuttavia avuto la sua ora di gloria, e alcuni scienziati l’hanno studiata con attenzione arrivando a volte persino a difenderla, come fecero Leibniz o Newton.

Che rapporto ha l’alchimia con il Fosfenismo del Dottor Lefebure? Per comprenderlo, bisogna affacciarsi su questa Arte oscura, piena di simboli e di false rivelazioni che servivano a proteggere il grande segreto degli Alchimisti. Questa famosa Pietra Filosofale era realmente quello che raccontavano i testi, o gli Alchimisti hanno ingannato i loro lettori, come loro abitudine, in attesa che uno spirito più acuto comprendesse i loro simboli e il reale senso della loro ricerca?

I lettori del Dottor Lefebure vedranno probabilmente certe cose invisibili agli altri lettori di un trattato di alchimia. Il Sole e la Luna appaiono in numerosi testi alchemici. La loro importanza è grandissima. Sono disegnati ovunque. Succede la stessa cosa per il Fosfenismo. Il Dottor Lefebure ha accordato al sole, prima sorgente di luce, un ruolo primario: all’origine di tutti i movimenti religiosi o iniziatici, si ritrova un culto solare.

L’Alchimia parla anche della « luce astrale », letteralmente della «luce che proviene dagli astri». In che cosa questa sarebbe così importante per realizzare la Pietra Filosofale? In che modo una luce aiuterebbe la produzione di una pietra? Dobbiamo per forza ammettere che questa Pietra è un simbolo. Nel Fosfenismo, sappiamo molto bene qual è l’importanza di questa luce, e sembra che anche gli alchimisti lo sapessero…

Ancora più inquietante, nel 1557, Roger Bacon, alchimista, scrisse il suo famoso Specchio Alchemico, un’opera che si può ancora reperire presso i rivenditori di libri antichi e usati e la cui copertina rappresenta un personaggio che capta la luce solare grazie ad uno specchio, per poi inviare i raggi luminosi sulla sua Sostanza. Un esercizio che non è privo di richiami a certe pratiche del Fosfenismo che utilizzano i riflessi del Sole.

“Per gli alchimisti, scrive Fulcanelli, gli spiriti sono delle influenze reali, per quanto fisicamente quasi immateriali o imponderabili. Essi agiscono in modo misterioso, inesplicabile, inconoscibile, ma efficace, sulle sostanze sottomesse alla loro azione e preparate per riceverli. L’irraggiamento lunare è uno di questi spiriti ermetici…” (Le Dimore Filosofali, t. 1, p. 184-189, ediz. J.-J. Pauvert, 1973). E se questa «sostanza preparata per riceverli» non fosse altro che l’Alchimista stesso? Il testo assume allora tutto un altro significato! Ci dice che la luce ha un’influenza strana ma reale sul corpo che la riceve, la tesi che il Dottor Lefebure difende in tutta la sua opera: la luce trasforma l’essere umano.

Altri Alchimisti lasciano intendere che la Pietra Filosofale ha lo scopo di trasformare l’Alchimista stesso, essendo l’oro una metafora della perfezione.

Il puzzle prende forma. I pezzi si incastrano gli uni negli altri.
Ciascun autore chiarendo l’altro, ci si accorge che si tratta proprio di una questione di luce e di trasformazione interiore, le due componenti del Fosfenismo definite dal Dottor Lefebure.

Gli Alchimisti avevano forse ereditato i segreti degli Egizi, come crede qualcuno? Questi segreti erano di ordine fosfenico? E’ più che probabile…