RICERCA INIZIATICA

Il vero senso dell’iniziazione (dal latino initium: inizio, principio) è di mettere in moto delle energie che permetteranno di realizzare e di esprimere le facoltà verso le quali tende l’individuo.

La fissazione di fonti luminose dirette o indirette è all’origine di tutte le iniziazioni e si ritrova in tutte le tradizioni.

E’ questa fissazione e, di conseguenza, il fosfene che danno accesso ai poteri dello spirito, benchè molti considerino che queste capacità siano « riservate a certi eletti o iniziati » perchè ignorano la natura stessa dell’iniziazione. Tali capacità sono in realtà molto facili da ottenere e da sviluppare, a patto di rispettare alcune semplici regole.

CHE COSA E’ L’INIZIAZIONE?

All’età di 18 anni, Francis LEFEBURE fu iniziato da Arthème Galip, a seguito di una imposizione delle mani che provocò in lui dei fenomeni di chiaroveggenza esoterica, di sdoppiamento e di visione. Questo Zoroastriano gli indicò anche certi esercizi, in particolare i dondolamenti della testa, alfine di mantenere e sviluppare le capacità così risvegliate. E’ per mezzo di questo potente slancio che il dottor LEFEBURE scoprì dei fenomeni psichici che avrebbero trasformato la sua vita e che l’avrebbero proiettato in una ricerca che non sapeva sarebbe durata tutta la sua vita.

Le imposizioni delle mani, così come erano praticate una volta, non permettevano di capire cosa dava all’iniziatore una potenza tale da suscitare nel candidato all’iniziazione degli stati di coscienza e dei fenomeni spirituali. La spiegazione di questi poteri era sempre legata ad interpretazioni filosofiche o religiose, per lo più fuori luogo.

Nell’epoca in cui il Dottor LEFEBURE ricevette questo impulso, i fenomeni psichici erano ancora considerati come misteriosi e riservati a certi iniziati o certi eletti. Ora, a quarantaquattro anni, quando incontrò il mistico indonesiano Pak Subuh, ebbe la certezza che questi fenomeni erano in realtà dovuti a una pratica specifica che agiva profondamente sull’insieme del funzionamento cerebrale e che provocava degli stati di coscienza molto particolari: come Galip, Subuh si dondolava, ma il ritmo era differente.

La sera del suo incontro con Subuh, ritornando all’hotel, il Dottor LEFEBURE ebbe l’idea di osservare i movimenti della testa in concomitanza con un fosfene ottenuto con la lampada del suo comodino. Si accorse che esisteva un solo movimento della testa che permetteva di fare dondolare il fosfene, perché se dondolava la testa troppo lentamente il fosfene restava fermo, e se dondolava la testa troppo velocemente, il fosfene scompariva.

E’ dunque analizzando l’effetto dei dondolamenti sul cervello attraverso i fosfeni, per confrontare gli esercizi che gli aveva dato Galip con quelli che praticava Subuh, che il Dottor LEFEBURE fece la sua prima grande scoperta e si accorse che i fosfeni accrescono le potenzialità cerebrali dell’individuo.

La parola iniziazione deriva dal latino initium, che vuole dire principio, inizio. Il vero senso dell’iniziazione è di dare un potente impulso facendo scattare le energie cerebrali, in particolare con i dondolamenti, che permetteranno di realizzare ed esprimere le facoltà più elevate dell’individuo.

La scoperta dell’effetto del pensiero ritmico sulle capacità cerebrali permette alle tecniche iniziatiche di fare il loro ingresso in modo assolutamente naturale nell’ambito della fisiologia cerebrale. Finalmente, ciò conferisce all' »Iniziazione » un senso molto più profondo di quello culturale o intellettuale al quale ci si limita abitualmente, e non si tratta più di un dono o di una capacità dovuti alla qualità morale dell’individuo.Il Dottor LEFEBURE ha così messo in evidenza l’azione strutturante del ritmo sul funzionamento dell’encefalo e sul pensiero.
L’iniziazione non è dunque un dono di un Dio, fatto per ricompensare una persona in particolare, ma più esattamente un dono Universale fatto a tutta l’Umanità, avendo ciascuno la possibilità di seguire le leggi della natura, ciò che i Greci chiamavano « Fisiologia ».

La tradizione dei dondolamenti si ritrova in tutti i culti e in tutte le religioni. Lo si può constatare tanto nella religione Ebrea, in quella Musulmana, nella tradizione sufi, nella pratica quotidiana dei « sanyasin » (coloro che rinunciano) dell’India, quanto in Asia, per esempio nella religione shinto (Giappone), in Cina nella pratiche taoiste, così come nelle tradizioni popolari cinesi. In Egitto, gli archeologi hanno trovato nelle tombe dell’epoca di Akhenaton (Aménophis IV, XIV secolo prima della nostra era) delle pitture murali raffiguranti delle danzatrici che praticano dei dondolamenti probabilmente rituali.

In parallelo a questa pratica universale dei dondolamenti, esiste un altro punto comune ai riti religiosi, alle iniziazioni e ad ogni ricerca mistica: la fissazione di sorgenti luminose.

Per esempio, un fuoco per gli Zoroastriani, una fiamma per i Tibetani, il sole o la luna nei culti solari e lunari. Oppure il riflesso del sole sull’acqua per il capo religioso africano; o, come per Nostradamus, il rilflesso della luna su uno specchio d’argento quando voleva provocare dei fenomeni di chiaroveggenza e trasmetterli a Caterina de Medici. Nell’iniziazione ai Misteri di Eleusi, da cui sono nati tutti i grandi uomini della Grecia Antica, che siano stati filosofi, matematici o poeti, si trattava di fissare una torcia e di pensare a una spiga di grano dopo aver bendato gli occhi con una fascia. Nel culto cattolico, si accende un cero per pregare. Nel culto ortodosso, il prete si dondola pregando e fissando la fiamma del cero.

Si ritrova ugualmente questo utilizzo rudimentale e istintivo presso i veggenti che piazzano una candela vicino ad una sfera di cristallo. Anche qui ottengono un fosfene grazie al riflesso della luce, mentre la sfera di cristallo funge da lente. Poiché tutta luce riflessa è più o meno polarizzata, si spiegano i momenti di veggenza. Stessa cosa per lo « specchio magico » che non ha niente di magico al di fuori del suo potere di riflessione della luce. Potremmo continuare così a dare centinaia di esempi che si confermano tutti perfettamente, senza entrare in considerazioni azzardate. Attraverso lo studio dei testi, delle religioni, dei culti, delle tradizioni, il ricercatore sarà stupito di constatare fino a che punto i fosfeni hanno profondamente partecipato allo sviluppo dell’umanità.

Sembra che coloro che avevano afferrato l’importanza del ruolo dei fosfeni nello sviluppo individuale avessero cercato di occultarlo. Per esempio il divieto, pena la morte, di divulgare l’iniziazione dei Misteri di Eleusi; o ancora, le persecuzioni di cui i Taoisti sono stati vittima ad opera dei signori che volevano impedire che queste conoscenze si diffondessero. Inoltre, numerosi commentatori hanno sottolineato che leggendo la Bibbia in un modo imparziale, ci si rende conto che il Cristo è stato messo a morte per avere divulgato conoscenze segrete. E aggiungiamo: conoscenze segrete relative a una scienza dei fosfeni. D’altronde, il fenomeno del fosfene non era mai stato studiato fino ad allora, poiché troppo basato su quello che il Dottor LEFEBURE ha chiamato il sentimento di evidenza. Il fosfene appare come un fenomeno talmente evidente che ci si dimentica di porsi le domande più elementari.

RICERCA INIZIATICA

COMPRENDERE LA PRATICA

IL FOSFENE INIZIATICO

PREMESSA

Questa animazione è il seguito dell’animazione:

Mixaggio Fosfenico

IL FOSFENE  » INIZIATICO « 

Inizia poco tempo dopo i 3 minuti o dopo che il vostro fosfene ha superato la fase blu scura.
Dopo questa fase, continuate per più minuti l’osservazione del vostro campo visivo.

Nota: riuscirete ad osservare più facilmente il « fosfene iniziatico » se in precedenza vi siete allenati con i fosfeni « classici », in modo da sviluppare e attivare la funzione Ritmo-Fosfenica del vostro cervello.

Durata dell’animazione:

1 minuto 15

FISSAZIONE DEI DETTAGLI DEL FOSFENE e del CAOS VISIVO o AURA

1. Cercare e poi fissare un dettaglio del caos visivo (o aura).

2. Osservare le tonalità dei colori.

3. Osservare le forme che si trovano all’interno.

4. Osservare i movimenti percepiti.

5. Fare la caccia ai dettagli e osservare le sensazioni, le percezioni visive, i pensieri e il modo in cui si percepisce il proprio corpo.

 

6. Osservare a lungo il bagliore diffuso (ultima fase di colore biancastro leggermente grigiastro).
Nota: in coloro che hanno un addestramento alle tecniche iniziatiche e in chi ha sviluppato delle facoltà psichiche questa fase (bagliore diffuso) è costituita da movimenti molto ritmici. La sua osservazione, accoppiata agli esercizi Ritmo-Fosfenici, è la chiave d’accesso alle percezioni superiori.

7. Osservare i dettagli delle percezioni visive, cenestesiche, auditive, etc. e

Per ulteriori informazioni sulla pratica, vedere i corsi del Dr LEFEBURE.

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ALTRO DONDOLAMENTO

TAVOLA n.°7:
Dondolamento della FORZA VITALE
o trasmissione della grande forza di vita con l’oscillazione
del punto di concentrazione

Permette anche di unirsi alla forza vitale dell’Universo.

Nota tecnica:
– Si pratica su un tempo di 3 secondi, ma può essere fatto utilmente anche ad un ritmo più lento, ad esempio 4, 5 addirittura 6 secondi.

– Muovere bene le anche, inclinare bene la testa.

– Non bisogna fare dei movimenti del corpo piccoli.

– Dopo aver fatto il fosfene, visualizzare una linea luminosa che ondeggia all’interno del corpo e, per un pari tempo, di fronte a sé. Di tanto in tanto, miniaturizzarla all’interno del fosfene.

– Lasciarsi portare dagli effluvi del bagliore diffuso.

Durata: da 20 a 45 minuti.

Per ulteriori informazioni sulla pratica, vedere i corsi del Dr LEFEBURE.

Presto disponibile in italiano

ALTRO ESERCIZIO

TAVOLA n.°8:
LA CONVERGENZA OCULARE

Premessa: il Dr. LEFEBURE considerava la convergenza oculare l’esercizio chiave, e non perdeva occasione di farlo, in particolare durante ogni pasto, associandolo ad una preghiera.

Questo esercizio è indubbiamente il più difficile da eseguire tra tutti gli esercizi.

Ancora una volta, proprio come per i dondolamenti e gli altri esercizi iniziatici, notiamo che tutti i bambini la fanno istintivamente, anche se non l’hanno vista fare da altri bambini.

La concentrazione tra i due occhi, cioè sull’occhio di Shiva o fosfene, è legata classicamente all’esercizio del vuoto mentale. Non si tratta di una sorta di nichilismo filosofico, ma anzi di un sentimento acuto del vuoto, che si ritrova in particolare nello yoga tibetano. Si tratta di riuscire a provocare questa sensazione acuta di vuoto, sforzandosi di cacciare i pensieri via via che appaiono. Non bisogna però cercare di provocare un vuoto mentale completo, che del resto non è né realizzabile né augurabile. Qui lo sforzo di scacciare i pensieri produce lo stesso effetto di una pompa, e non bisogna impedire ai pensieri di venire alla coscienza. Bisogna invece accettare quelli che emergono spontaneamente. Ciò che segue a ciascun pensiero è sempre superiore al precedente che, in fin dei conti, vagava nella coscienza.
In questo modo compaiono progressivamente degli elementi più interessanti.

QUALCHE ESERCIZIO DI CONVERGENZA

ESERCIZIO N.°1:
Esercizio preliminare.
Verificare, 2 a 2, che la convergenza sia corretta.
Migliorare la convergenza allenandosi con una penna, che deve essere percepita a forma di « V », con la punta verso di sé.
Vedere Yoga di due secondi e Esperienze Iniziatiche Tomo 1

ESERCIZIO N.°2:
Esercizio preliminare (senza fosfene).
Ripetere una breve frase durante la convergenza, poi senza convergere guardando lontano. Ripetere più volte. Noterete che la convergenza concentra il pensiero.

ESERCIZIO N.°3:
Fare la convergenza con il fosfene, per constatare la concentrazione del fosfene.
La convergenza concentra il fosfene.
Questo esercizio, fatto prima senza e poi con il fosfene, mette in evidenza che le leggi dei pensieri e quelle dei fosfeni sono le stesse, visto che l’effetto di concentrazione è lo stesso in entrambi i casi.

Tutti gli esercizi che seguono vanno fatti con fosfene.

ESERCIZIO N.°4:
Per facilitare la convergenza oculare, gonfiare la parte superiore dei polmoni senza alzare le clavicole né le scapole. L’innalzamento delle spalle è dunque passivo, ma la trazione verso l’alto delle costole è massima. E’ sufficiente respirare con il diaframma perché in questa postura la parte superiore dei polmoni, gonfiata al massimo, permette di ridurre l’angolo di convergenza.

Ciò è dovuto ad un effetto di sincinesia, cioè di movimenti associati. Quando ad esempio si chiede ad un bambino di meno di sette anni di tirare fuori la lingua, scarterà contemporaneamente le dita. Non è un riflesso, ma una sincinesia o « gesti associati ».
I muscoli che consentono alle costole di alzarsi sono dei muscoli molto profondi situati lungo il collo; e i muscoli che fanno ruotare l’occhio verso l’interno sono dei muscoli profondi dell’orecchio interno. Esiste quindi probabilmente una sincinesia tra questi due gruppi muscolari interni, il che spiega il miglioramento della convergenza.

ESERCIZIO N.°5:
Questo esercizio, correttamente eseguito, dà la sensazione di guardare attraverso un terzo occhio situato al centro della fronte. Dopo aver assunto la posizione di convergenza, non cambiare la postura fisica, ma cambiare l’attitudine mentale: anziché mettere tutta la volontà nella fissazione di un punto, concentrarla sull’avvicinamento degli occhi.

ESERCIZIO N.°6:
Mentre si esegue la convergenza, portare l’attenzione a livello della fronte immaginando un punto luminoso infinitamente piccolo. Questo punto deve essere localizzato a livello di un punto del corpo.
Lavoro su diverse visualizzazioni:
– pulsazione – dondolamento – rotazione – tremore.

ESERCIZIO N.°7:
Immaginare una piccola cavità a livello del punto del corpo sul quale si porta l’attenzione. Associare la convergenza alla respirazione superficiale.

ESERCIZIO N.°8:
Facilitare la convergenza con la respirazione a 2 uncini.
Vedere Yoga di due secondi.
Al termine di ciascuna inspirazione ed espirazione, pensare di avvicinare gli occhi l’uno all’altro.

ESERCIZIO N.°9:
Esercizio che aiuta a provocare un tipo di sdoppiamento particolarmente elevato.
Immaginare delle scintille che provengono dall’infinito, di fronte a sé, che penetrano attraverso le dita dei piedi, si innalzano lungo il corpo e si riuniscono nel punto di convergenza degli occhi. Proiettarle poi verso la sporgenza occipitale, zona visiva nella quale si crea il fosfene. Di qui le scintille escono nuovamente per gettarsi ed accumularsi in una sfera che ruota su se stessa dietro la testa.
La corrente luminosa che attraversa il corpo deve passare per ondate ritmate regolarmente.
Quando il fosfene è scomparso, rilasciare gli occhi come per guardare davanti a sé, portando però l’attenzione sulla sfera dietro il cranio. Provare poi ad identificarsi con la sfera, immaginando di avere una forma sferica. Poi, dopo un momento, far esplodere questa sfera e sentirsi come dissolti in tutto l’universo. Ciò crea una sensazione di immensità.

ESERCIZIO N.°10:
Immaginare una corrente di scintille che proviene dall’infinito, di fronte a sé, e penetra tra i due occhi nel punto in cui viene proiettato il fosfene con l’aiuto della convergenza. Questa corrente attraversa il cranio ed esce dalla sporgenza occipitale; poi si divide in due, fa il giro della testa per tornare davanti. Il tutto forma una specie di 8 orizzontale appiattito. Questo movimento mentale aiuta la convergenza e produce anch’esso una varietà di sdoppiamento.

ESERCIZIO N.°11:
Convergenza oculare su un punto alla radice del naso.
Il punto di concentrazione vi brilla come un sole in perenne vibrazione al ritmo di due secondi, ad esempio dilatandosi e contraendosi.
Mantra: A-O
A = dilatazione della sfera
O = contrazione della sfera

Nota: mantenere la convergenza per un tempo il più lungo possibile, poi rilasciare e distendere i muscoli oculari per un pari tempo.

Per ulteriori informazioni sulla pratica, vedere i corsi del Dr LEFEBURE.

formazione completa (Presto disponibile in italiano)

Nelle vetrate della cattedrale di Amiens, nella parte superiore al di sopra del coro, sono rappresentati due santi che praticano manifestamente la convergenza oculare. I loro occhi non sono rivolti verso l’alto in modo vago, come in molti dipinti, ma sono realmente diretti verso l’estremità superiore degli occhi. Essi sono circondati da una sorta di fiamme che simboleggiano sia l’aura che l’aureola. Il punto di convergenza di queste fiamme e il centro delle aureole concentriche è esattamente il punto tra i due occhi che essi stanno guardando.

Il fatto è interessante perché questa cattedrale è stata costruita al ritorno dalle Crociate da un vescovo che era stato in quel periodo il braccio destro di San Luigi. E’ dunque assolutamente possibile che, in occasione delle Crociate, gli Occidentali si siano reimmersi nelle autentiche sorgenti del Cristianesimo e dei suoi esercizi iniziatici..

Ho ritrovato questa convergenza oculare in un dipinto della cappella dei Carmi di Vidiguera, in Portogallo.
Esso raffigura la presentazione al tempio del Bambin Gesù per la circoncisione, che corrisponde al passo del Vangelo in cui Simeone il Vecchio, con il bambino in braccio, esclama: « Ringrazio il signore di avermi permesso di vedere la luce prima di morire ». Si tratta evidentemente della luce spirituale di Cristo. Un fatto è davvero molto singolare: in corrispondenza di questa frase vediamo perfettamente Simeone il Vecchio che pratica la convergenza oculare, con gli occhi nettamente rivolti verso l’interno e non verso l’alto. Meriterebbe di essere svolta un’indagine per sapere qualcosa di più sull’origine di questo dipinto.

Questa fotografia delle vetrate della cattedrale di Amiens, dove si vedono nettamente due Santi nella posizione di convergenza oculare, mostra come in occasione delle Crociate il cattolicesimo si sia rituffato nelle autentiche sorgenti del Cristianesimo: gli esercizi iniziatici.

Estratto dal libro:
Rif.: L12 POTENZA DEL CRISTIANESIMO

Dr LEFEBURE

ALTRO ESERCIZIO

TAVOLA N.°9
L’ESERCIZIO MERAVIGLIOSO

Quando si crea una corrente continua di pensiero continuo, essa assume una potenza particolare, atta a provocare degli stati di ipercoscienza e di potenti fenomeni di estensione di coscienza.

Per ulteriori informazioni sulla pratica, vedere i corsi del Dr LEFEBURE.

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ESEMPIO DI ESERCIZIO:

Dopo aver fatto un fosfene

1. Ascensione rettilinea di una corrente luminosa, dal perineo fino alla sommità del cranio.

Se si verifica una sensazione di resistenza in certi punti del corpo, oppure se non si riesce a visualizzare la corrente in tutto il suo percorso, ci si può allenare a visualizzare la corrente che si innalza per parti.

a) – dall’ombelico fino alla sommità del cranio.
b) – dal plesso solare alla sommità del cranio.
c) – dal plesso cardiaco fino alla sommità del cranio.
d) – dalla gola alla sommità del cranio.

2. Far vorticare il punto di concentrazione alla sommità del cranio, visualizzando un filo luminoso che si muove con un movimento a spirale all’interno del corpo. Respirazione superficiale.

3. Immaginare una corrente di bolle (come quelle prodotte dai distillatori d’aria degli acquari) che si innalza all’interno del corpo.

4. Partire dall’idea della potenza di un getto di gas proiettato da un vulcano o di un riduttore di una bombola di ossigeno. Riportare la propria attenzione sulla sensazione di potenza del getto.

a) immaginare una corrente di questo tipo che sale lungo il corpo a partire dal perineo.
b) stessa cosa, aggiungendo la visualizzazione di una fiamma all’interno del torace. Respirazione superficiale.
c) sull’inspirazione e sull’espirazione lente, immaginare un getto di gas. Visualizzare la fiamma sulla lunga ritenzione.

 

5. Esercizio meraviglioso e mantra ANNILLI.
Visualizzare una corrente ascendente proiettata dalla sommità del cranio, pronunciando mentalmente il suono « ANN », poi la corrente si divide in due e ricade da un lato e dall’altro del corpo sul suono « ILLI », e risale all’interno del corpo sulla nasalizzazione del suono « ANN ».

ALTRO ESERCIZIO

TAVOLA N.°10
TENSIONI STATICHE

LE TENSIONI STATICHE

Questi esercizi consentono di densificare potentemente il doppio, fino a renderlo persino manifestabile a distanza. E’ con questa tecnica che il Dr. LEFEBURE è stato percepito in luoghi in cui non si trovava fisicamente.

Anche parecchi Fosfenisti sono riusciti a produrre questo fenomeno: sdoppiamento con percezione oggettiva del corpo sottile.

Qui, l’esercizio così come è stato trasmesso al Dr. Lefebure dal Maestro Zoroastriano Arthème Galip.
Se ne ritrovano degli equivalenti in numerose tradizioni, come ad esempio nell’ermetismo Shinto, Ko-Shinto, Scintoismo esoterico dove tutto ruota intorno al fuoco sacro (fosfene), annunciatore di risveglio.

Per ulteriori informazioni sulla pratica, vedere i corsi del Dr LEFEBURE.

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E in particolare nel Koto Tama (anima delle parole), al termine dell’esercizio chiamato Funa Kogi, Furu Tama, dove Furu Tama può essere tradotto letteralmente con scuotere l’anima. Questo rito eseguito perfettamente con la pronuncia dei suoni è sicuramente la chiave attiva, per la sua alta frequenza ritmica, che permette di raggiungere la fusione di corpo e spirito.

Arthème Galip all’epoca in cui iniziò il Dottor Francis Lefebure. Si noti che il Maestro fa con discrezione l’esercizio delle tensioni statiche: i pugni serrati, il collo leggermente gonfiato; il viso, benché teso e leggermente indurito, rimane armonioso.

(Foto (ridotta) estratta dal libro Esperienze iniziatiche, tomo II).

Il Dr. Lefebure mentre mostra l’esercizio di tensioni statiche, mascella serrata molto leggermente, i polmoni gonfi…

ESEMPIO DI ESERCIZIO che permette la densificazione del proprio doppio e la sua proiezione:

Messa in tensione in 4 secondi – tremore per 2 secondi – distensione per 6 secondi etc.

1. Fare un clono fisico al ritmo del sesto di secondo.

2. Mentre si mantiene il clono fisico, ripetere mentalmente il mantra « ki » al ritmo del sesto di secondo. Fermare il clono e continuare la ripetizione mentale del mantra.

3. Mantenere il clono fisico, la ripetizione del mantra, e aggiungere la visualizzazione di un tremore o di una vibrazione. Nei tempi di pausa, mantenere la visualizzazione del tremore e la ripetizione del mantra.

Che cosa è possibile fare:

4. Proiezione del proprio doppio in un luogo.

5. Contrazioni mentali immaginate in qualche persona.

6. Corrente luminosa vorticosa ascendente e poi discendente.
    a) in un luogo.
    b) in qualcuno.

L’initiation est, avant tout, la découverte d’un milieu différent du nôtre ; milieu éternellement présent, mais auquel la plupart n’ont pas accès faute d’en connaître ou d’en accepter les lois.

Ces lois, ces techniques, ne font l’objet d’aucun secret(1) car elles ont été connues et mises en pratique de tout temps. Si des questions se posent à leur propos, cela tient à l’incompréhension des phénomènes de la part de personnes qui n’en ont jamais fait l’expérience ou qui ne sont pas allées jusqu’au bout de la démarche. Elles en parlent sans les connaître complètement, répandant des idées fausses, le plus souvent saugrenues, le risque de se perdre dans “l’astral”, de casser le “lien ou corde d’argent” qui relie le “corps astral” au corps physique, et autres absurdités.

Lorsque l’on comprend qu’il s’agit de phénomènes perçus au travers de sensations subjectives, on saisit du même coup qu’il n’existe absolument aucun danger à se laisser porter dans ces sensations. Vivre ces phénomènes permet de réaliser une prise de conscience quant à l’existence effective d’un univers qui ne relève pas du monde matériel, mais qui pourtant lui est lié: l’univers subjectif. Les phosphènes sont la clé de cette découverte et les tensions statiques permettent cette véritable aventure.

Est-ce tout ? Non, car ces sensations indiquent l’existence d’un système sensoriel lié à cette énergie subtile. Par conséquent, il existe une forme de perception qui, chez l’être humain, ne s’est pas pleinement développée, non pas qu’il ne soit pas assez évolué, mais parce qu’il ne l’utilise pas. Il n’en connaît donc pas le mode d’emploi.

(1) il n’est rien de plus détestable que cette notion de « secret », car elle asservit l’homme.

Nota: non confondere « tensione » e « contrazione ». All’inizio della pratica è più facile contrarre i muscoli del corpo piuttosto che provocare una leggera tensione. Ma questo affatica rapidamente.
Dopo qualche giorno di allenamento sarà sufficiente una tensione leggera, che provocherà il tremore del muscolo.

Le tensioni statiche non richiedono un grande sforzo fisico. E’ una questione di dosaggio.

Gli esercizi di tensione statica si trovano in diverse tradizioni e, per quanto il principio rimanga il medesimo, accumulare dei ritmi nel pensiero con l’intermediario dei ritmi fisici, il modo di farli varia leggermente da una tradizione all’altra.
Per questo tali esercizi possono essere fatti da sdraiati, seduti o in piedi.

Nello studio di questi esercizi, in funzione delle diverse parti del corpo e dei gruppi muscolari coinvolti, alcune tradizioni scompongono maggiormente i movimenti rispetto a quanto indichiamo nel « Corso pratico di sdoppiamento astrale ».
In quest’ultimo gli esercizi sono il proseguimento di quelli dati nell’iniziazione zoroastriana, nella quale invece vengono praticate soltanto le grandi tensioni di tutto il corpo.

Si può dire che il modo in cui il Dottor Lefebure indica di effettuarli, e che gli proviene dal suo primo maestro, sembra il giusto mezzo in rapporto alle altre tradizioni.
E’ importante notare che la tradizione che si desidera seguire ha poca importanza.
Che si scelgano quelle in cui i movimenti sono scomposti dito per dito, oppure quelle che al contrario insistono sulle tensioni globali di tutto il corpo, l’essenziale in questo lavoro è scegliere una modalità una volta per tutte e mantenerla.

Il Dottor Lefebure propone di suddividere il corpo in 7 parti, seguite da una tensione globale, dato che la sua opera è in linea con l’iniziazione zoroastriana.
Quando poi i ritmi saranno acquisiti, quando cioè si innescheranno durante il sonno, sarà possibile non scomporli più passando invece alle tensioni globali.

Poiché non è altro che una questione di accumulo di ritmi, tutto lo sforzo dovrà essere orientato al rispetto dei tempi indicati nel corso pratico di sdoppiamento astrale.
I ritmi proposti sono il risultato di uno studio realizzato dal Dottor Lefebure sull’alternanza dei fosfeni doppi grazie all’esame cervoscopico.

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